Capitolo 2: La metropolitana, questa sconosciuta.
Un sentimento di antusiasmo misto ad ansia e perplessità mi invade! Sono
felice di staccarmi dal blocco umano che riempiva l’autobus, ma ora?!
Con la “Cavalcata delle Valchirie” in testa mi avvicino all’entrata
di quella che sembra essere una miniera umana. La fila all’ingresso é straziante:
decine, centinaia, forse migliaia di persone s'azzuffano!
C'è un omino vestito di giallo che distribuisce giornali sulle scale.
Uno strillone moderno. Un tocco old-fashion che in una città cosí mi ha sempre
affascinata. Molti lo ignorano, altri prendono il giornale in tutta fretta. Io
gli sorrido e gentilmente accetto una copia della rivista: lui ricambia :-)
Qualcuno ha dimenticato di rifare l’abbonamento (come al solito) e
blocca dai 5 ai 15 metri di fila. Si guarda indientro con l’aria spiacente
stringendosi nelle spalle, mentre la gente lo guarda come se volesse staccargli
lembi di carne stile Hannibal Lecter.
Lo so, lo so cosa state pensando…la gente non é cosi’ cattiva!! Ebbene,
tra le 8 e le 9 del mattino nei giorni feriali, credetemi, lo é. Anche peggio
di cosí.
Capitolo 3: Il viaggio della speranza.
Scesi giù per le scale mobili (sempre tutti insieme appassionatamente),
ci si accinge ad entrare nell’anticamera dell’inferno. Quel tipico odore di
metallo fuso e di gomma bruciata che ti apre i polmoni e ti dà il benvenuto in
quello che sarà il tuo “purgatorio” per i prossimi 10/15 minuti.
Vi starete chiedendo cosa c’é di tanto tragico nell’aspettare un
simpatico trenino sotto-suolo? C’é di tragico che con te ci sono altre 20,000
persone (nonché popolazione del mio paese natale) sulla stessa banchina ad
aspettare quel trenino che di simpatico (e nemmeno tanto spesso) ha solo il
nome della destinazione.
Per salire sul treno, si fa la fila…ovviamente!
Si aspetta la propria pena in silenzio, osservando la gente che arriva
dai vari corridoi col vento in faccia e l’espressione schifata di chi, come te,
annusa l’aria malsana di prodotti chimici in combustione.
Ti guardi intorno. Oltre all’aria, anche il resto é malsano.
Le gallerie sono nero pece, pezzi di vecchi poster, anneriti e consunti,
si staccano dalle pareti, anch’esse annerite e consunte.
Lo sguardo cade
sui binari, qualcosa si muove: aaaaaaw, un topolino!
Oddio, un RATTO!
No,
non preoccupatevi, in questa città finora non ho mai visto un ratto, solo
piccioni, ma quella é un altra storia.
Finalmente un gruppo di 5 persone scende da uno dei vagoni e la calca
s’aizza verso l’entrata! Siamo più di 10! Ci guardiamo l’uno con
l’altro…qualcuno sgomita. Una voce dall’alto dice che le porte stanno per
chiudersi: ma come?! Ma no!!
E prima ancora che la gente sia scesa dal treno,
le porte si richiudono davanti al mio naso! %$#’@3%6%~##
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