Capitolo 4: Gloria effimera.
Riuscire ad infilarsi in uno dei vagoni é un’impresa eccezionale. Tutte
le doti da acrobata sono messe a dura prova. Puro contorsionismo!
Un effimero sentimento di gioia e soddisfazione ti pervade, mentre
guardi la gente rimasta in banchina con lo sguardo di un vincitore sul podio
che guarda in basso l’arrivato al terzo posto.
Come prima citato, é sentimento EFFIMERO!
Ti attendono minuti disperati. Cerchi un sostegno, un palo, una
maniglia, qualcosa a cui aggrapparti mentre il treno é in corsa.
E’ pieno di
gente…troppa!
Il braccio destro é incastrato in torsione contro la 24ore di un
omone accanto. Tutti sono più alti di me…tutti! Si respira aria consumata,
alitosi di primo mattino mista a dopobarba e colonia (della categoria
peggiore).
Tutti leggono il giornale, molti lo sfogliano leccandosi il dito o
poggiandolo sulla mia testa: sono un essere umano, non un leggio, %$#’@3%6%~##!
Nessuno parla. Nel silenzio si sente solo la musica (orribile) che
qualcuno ascolta in cuffia.
Ma quanto sara’ alto il volume? Mah!
Qualcuno tossisce, microbi ovunque!
Chiudo gli occhi e penso: un isola deserta e il rumore del mare…
Riapro gli occhi e vedo un uomo che si scaccola allegramente e una donna
seduta accanto che cerca di truccarsi…IN METROOOO!!!??? Cara, sembrerai un Picasso del
periodo cubista!
Una frenata incredibile fa alzare a tutti il naso dal libro/giornale che
stava leggendo. Nessuna esclamazione...si guardano un pò intorno e ritornano alla
loro lettura.
Le porte si riaprono ed entra un filo d’aria.
Permesso…permesso! Fatemi passare, devo scendere, %$#’@3%6%~##!
Il mio
cappotto é incastrato nella borsa di una signora…%$#’@3%6%~##!
Finalmente riesco ad uscire!
La Gloria!!
Epilogo: destinazione caffé.
HAHAHAHAHAHA, pensavi di esserne uscita, invece sei ancora li’,
intrappolata tra tunnel, scale mobile e gente di corsa che spintona e sbraita!
Si fa la fila…di nuovo.
Corro verso l’uscita. Tutti corrono!..Tutti sono in ritardo e cercano di guadagnare terreno gli uni sugli altri.
Finalmente, dopo 20 minuti di buio, la vedo, vedo la luce, vedo
l’uscita!
Tutti accelerano, sono in estasi, sembrano prigionieri che spendono la loro "ora d’aria" al penitenziario. Sono come bambini che si rincorrono in cortile durante la ricreazione.
Come tanti vampiri alle prime luci dell'alba, in molti si
coprono gli occhi.
Dopo pochi secondi di esitazione davanti a cotanto splendore solare...liberi e beati tutti vanno per le loro strade, come se nulla fosse
accaduto, come se fossero arrivati fin li’ canticchiando in bicicletta o in groppa a un unicorno volante.
Adesso la meta é solo una: l’ufficio, o meglio, la macchina del caffé!
E’ strano come questi eventi si ripetano giorno dopo giorno, un
dejavù. Come per inerzia, andiamo a fare le stesse cose, quotidianamente, senza
nemmeno rendercene conto.
"Vivere in una grande città credo sia stato il mio sogno da bambina,
inconsciamente da sempre.
Adesso é una realtà che mi accompagna tutti i giorni, nella buona e
nella cattiva sorte."
FINE
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