Wednesday, 29 February 2012

Thanks Google!


Stamattina, come tutte le mattine…

Arrivo in ufficio sudata come dopo un’ora di palestra (reminescenze della mia passata vita "sportiva"), affannata e affranta per non essere riuscita a timbrare il cartellino alle 9:00 in punto!(come al solito)

Accendo il PC e avvio i programmi mentre vado a farmi un caffé.

L’inbox é pieno delle solite merdate di lavoro.

Il Browser si apre in automatico:


Gioachino Rossini gets a Google Doodle for his 220th birthday. Or is it his 53rd?

Gioachino Rossini — the famed Italian composer behind The Barber of Seville — turns 220 today. Sort of. Depending how you’re counting, he might be a comparably sprightly 53.

It is, of course, February 29: Leap Day.

It takes the Earth about 365 days, 5 hours, 49 minutes and 16 seconds to orbit the sun, so (almost) every four years, a day is added to keep the calendar in sync with the seasons. Occasionally, the calendar will leap the leap day to adjust for the fact that the extra time isn’t exactly six hours per year. (And lets not even get into leap seconds.)
The uneven numbers create an interesting situation for people born on Feb. 29 — leapers. For legal purposes, their birthdays will be on either Feb. 28 or March 1 in non-leap years — which depends on the country they’re in.

Ma perché...oggi é il 29??!! ...Cazzo!

Grazie Google!


P.S.
Happy Birthday Gioacchi’!







Tuesday, 28 February 2012

Gloria nell’alto dei cieli e cacca in terra e sulle teste degli uomini di buona volontà.


Se vi chiedessero qual é l’animale che più temete al mondo, cosa rispondereste?
La vostra mente vi farebbe subito pensare ad animali come tigri, leoni, serpenti, squali, pipistrelli…, ma ce n’é uno…c’é un animale a cui non pensereste mai, eppure sfido a trovare qualcuno che non lo tema!

Si aggirano sulle nostre teste, svolazzando e minacciando la povera gente che passa sotto balconi e cornicioni.


Rovina dei cieli.

Calamità per i monumenti.

Sono loro: i piccioni! 

In molti sottovalutano il potenziale malefico di quest’animale apparentemente indifeso. Alcuni pensano che siano tenere, docili creaturine in cerca di un piccolo riparo dal freddo e dalla pioggia.
C’e’ chi forma addirittura associazioni per salvare la specie!

Ma dico? Stiamo scherzando?
Cioé…NO!
Voi vorreste che io faccia una donazione per salvare i piccioni??!! Una specie animale (forse l’unica) che si riproduce con la stessa velocità delle papille gustative?

Non capisco.
Resto attonita. Forse non sono cosi’ tanto animalista da pensare che anche i piccioni debbano essere salvati. Per quanto mi riguarda ce ne sono già troppi in giro.

Pensateci un attimo.
Sono delle creature orribili! Sembrano colombe appena uscite dal tubo di scappamento di un’auto o da una ciminiera.

Camminano in modo buffo e sregolato!
Avete mai provato a seguirli con lo sguardo mentre camminano? Ma perché camminare e fare avanti e indietro col collo, ad ogni passo? OGNI PASSO!!

Mi scusi, Sig. Piccione Ciccione, ma invece di camminare e sbattersi la testa a ritmo di mazurka, perché non voli??Hai le ali no? Usale  xxxzo!

Ma loro sono fatti cosi’, sono stupidi! Stupidi e sporchi!
Eh si, ratti volanti! 
Sapete qual é la grande “qualità” di questo simpatico animaletto da città?

SCAGAZZARE! Si’, scagazzare dappertutto!

Monumenti e statue sono i bersagli preferiti, ma c’e’ chi ama decorare marciapiedi ed esseri umani.

E finalmente arrivo al mio punto! Questi animali sono esseri malvagi! 
Ti puntano dall’alto e ti tampinano finché non colpiscono il momento adatto per attaccarti alle spalle con una scarica di disgustosa materia verde che d’ora in poi chiameremo “cacchina”.
Credo che il mio odio per questo orribile animale risalga a qualche tempo fa.
Aver vissuto in una città storica,vuol dire aver vissuto in una città in cui i piccioni sono i padroni di ogni piccola nicchia, gullia, davanzale, cornicione e statua.

Non avete la più pallida idea di cosa abbia dovuto subire!
Dicono che quando un piccione ti colpisce con la sua “cacchina” ti porta tanta fortuna!
Ebbene, cari i miei bislacchi superstiziosi del cacchio, se avessi dovuto diventar ricca per ogni “cacchina” ricevuta, credetemi, ora sarei tra la top 10della rivista Forbes!

Ma…che sarà mai! Tante storie per un simpatico animaletto che non fa altro che seguire la natura!

Ma che natura? Avete mai trovato la vostra beneamata automobile ricopertadella delicata “cacchina” di piccione? Se non lavate la carrozzeria entro 30 secondi, l’azione corrosiva della malefica sostanza potrebbe lasciare danni permanenti alla vernice!
Sono risultati scientificamente e personalmente testati!

Abitando al quinto piano di un palazzo, ho modo di “apprezzare” le fantastiche maestrie di questi insulsi volatili.

Mi aspettano all’entrata di casa, studiando ogni mio movimento.
Mi guardano torcendo il collo alla Regan MacNeil e tirando fuori i malefici occhi inespressivi come a scrutare i miei pensieri e prevedere la mia prossima mossa.
Uno di loro si alza in volo e lancia il primo attacco.
Schivo!...
Cerco di avvicinare il braccio alla porta di casa, ed inserire la chiave nella toppa.
Ora siamo in tre, io e due “amabili bestie” che tentano di ipnotizzarmi con lo sguardo magnetico per attirarmi nella trappola.
Raggiungo la maniglia della porta coprendomi il capo con l’altra mano.
La porta si apre e… jump! Sono dentro!
Non faccio in tempo a girarmi che gli schizzi di “cacchina” mi hanno già raggiunta!
Per questa volta ce l’ho fatta, ma loro restano li’, pronti ad aspettare.

Potrei andare avanti per ore ed ore con vari aneddoti a testimonianza del mio disprezzo per questa specie animale che a mio avviso, non sarebbe mai dovuta salire sull’Arca di Noé.

Monday, 27 February 2012

VITA METROPOLITANA (Part four)


Capitolo 4: Gloria effimera.


Riuscire ad infilarsi in uno dei vagoni é un’impresa eccezionale. Tutte le doti da acrobata sono messe a dura prova. Puro contorsionismo!

Un effimero sentimento di gioia e soddisfazione ti pervade, mentre guardi la gente rimasta in banchina con lo sguardo di un vincitore sul podio che guarda in basso l’arrivato al terzo posto.

Come prima citato, é sentimento EFFIMERO! 

Ti attendono minuti disperati. Cerchi un sostegno, un palo, una maniglia, qualcosa a cui aggrapparti mentre il treno é in corsa. 
E’ pieno di gente…troppa!
Il braccio destro é incastrato in torsione contro la 24ore di un omone accanto. Tutti sono più alti di me…tutti! Si respira aria consumata, alitosi di primo mattino mista a dopobarba e colonia (della categoria peggiore).

Tutti leggono il giornale, molti lo sfogliano leccandosi il dito o poggiandolo sulla mia testa: sono un essere umano, non un leggio, %$#’@3%6%~##!

Nessuno parla. Nel silenzio si sente solo la musica (orribile) che qualcuno ascolta in cuffia. 

Ma quanto sara’ alto il volume? Mah!

Qualcuno tossisce, microbi ovunque!

Chiudo gli occhi e penso: un isola deserta e il rumore del mare…

Riapro gli occhi e vedo un uomo che si scaccola allegramente e una donna seduta accanto che cerca di truccarsi…IN METROOOO!!!??? Cara, sembrerai un Picasso del periodo cubista!

Una frenata incredibile fa alzare a tutti il naso dal libro/giornale che stava leggendo. Nessuna esclamazione...si guardano un pò intorno e ritornano alla loro lettura.

Le porte si riaprono ed entra un filo d’aria.

Permesso…permesso! Fatemi passare, devo scendere, %$#’@3%6%~##! 
Il mio cappotto é incastrato nella borsa di una signora…%$#’@3%6%~##!

Finalmente riesco ad uscire! 

La Gloria!!



Epilogo: destinazione caffé.

HAHAHAHAHAHA, pensavi di esserne uscita, invece sei ancora li’, intrappolata tra tunnel, scale mobile e gente di corsa che spintona e sbraita!

Si fa la fila…di nuovo.

Corro verso l’uscita. Tutti corrono!..Tutti sono in ritardo e cercano di guadagnare terreno gli uni sugli altri.

Finalmente, dopo 20 minuti di buio, la vedo, vedo la luce, vedo l’uscita!

Tutti accelerano, sono in estasi, sembrano prigionieri che spendono la loro "ora d’aria" al penitenziario. Sono come bambini che si rincorrono in cortile durante la ricreazione. 
Come tanti vampiri alle prime luci dell'alba, in molti si coprono gli occhi. 

Dopo pochi secondi di esitazione davanti a cotanto splendore solare...liberi e beati tutti vanno per le loro strade, come se nulla fosse accaduto, come se fossero arrivati fin li’ canticchiando in bicicletta o in groppa a un unicorno volante.

Adesso la meta é solo una: l’ufficio, o meglio, la macchina del caffé!


E’ strano come questi eventi si ripetano giorno dopo giorno, un dejavù. Come per inerzia, andiamo a fare le stesse cose, quotidianamente, senza nemmeno rendercene conto.




"Vivere in una grande città credo sia stato il mio sogno da bambina, inconsciamente da sempre. 


Adesso é una realtà che mi accompagna tutti i giorni, nella buona e nella cattiva sorte."




FINE

VITA METROPOLITANA (Part Three)


Capitolo 2: La metropolitana, questa sconosciuta.


Un sentimento di antusiasmo misto ad ansia e perplessità mi invade! Sono felice di staccarmi dal blocco umano che riempiva l’autobus, ma ora?! 

Con la “Cavalcata delle Valchirie” in testa mi avvicino all’entrata di quella che sembra essere una miniera umana. La fila all’ingresso é straziante: decine, centinaia, forse migliaia di persone s'azzuffano!

C'è un omino vestito di giallo che distribuisce giornali sulle scale. Uno strillone moderno. Un tocco old-fashion che in una città cosí mi ha sempre affascinata. Molti lo ignorano, altri prendono il giornale in tutta fretta. Io gli sorrido e gentilmente accetto una copia della rivista: lui ricambia :-)

Qualcuno ha dimenticato di rifare l’abbonamento (come al solito) e blocca dai 5 ai 15 metri di fila. Si guarda indientro con l’aria spiacente stringendosi nelle spalle, mentre la gente lo guarda come se volesse staccargli lembi di carne stile Hannibal Lecter. 

Lo so, lo so cosa state pensando…la gente non é cosi’ cattiva!! Ebbene, tra le 8 e le 9 del mattino nei giorni feriali, credetemi, lo é. Anche peggio di cosí.


Capitolo 3: Il viaggio della speranza.


Scesi giù per le scale mobili (sempre tutti insieme appassionatamente), ci si accinge ad entrare nell’anticamera dell’inferno. Quel tipico odore di metallo fuso e di gomma bruciata che ti apre i polmoni e ti dà il benvenuto in quello che sarà il tuo “purgatorio” per i prossimi 10/15 minuti. 

Vi starete chiedendo cosa c’é di tanto tragico nell’aspettare un simpatico trenino sotto-suolo? C’é di tragico che con te ci sono altre 20,000 persone (nonché popolazione del mio paese natale) sulla stessa banchina ad aspettare quel trenino che di simpatico (e nemmeno tanto spesso) ha solo il nome della destinazione.

Per salire sul treno, si fa la fila…ovviamente!

Si aspetta la propria pena in silenzio, osservando la gente che arriva dai vari corridoi col vento in faccia e l’espressione schifata di chi, come te, annusa l’aria malsana di prodotti chimici in combustione. 

Ti guardi intorno. Oltre all’aria, anche il resto é malsano. 

Le gallerie sono nero pece, pezzi di vecchi poster, anneriti e consunti, si staccano dalle pareti, anch’esse annerite e consunte.  
Lo sguardo cade sui binari, qualcosa si muove: aaaaaaw, un topolino! 
Oddio, un RATTO!
No, non preoccupatevi, in questa città finora non ho mai visto un ratto, solo piccioni, ma quella é un altra storia.

Finalmente un gruppo di 5 persone scende da uno dei vagoni e la calca s’aizza verso l’entrata! Siamo più di 10! Ci guardiamo l’uno con l’altro…qualcuno sgomita. Una voce dall’alto dice che le porte stanno per chiudersi: ma come?! Ma no!! 
E prima ancora che la gente sia scesa dal treno, le porte si richiudono davanti al mio naso! %$#’@3%6%~##



(to be continued...)

VITA METROPOLITANA (Part Two)


Capitolo 1. Tutte le mattine, in Africa, una gazzella si sveglia…


Ci sono tante cose che al mattino vorremmo non fare. Una di queste é correre. 

La tipica giornata in città inizia con il combattimento per strada e sui mezzi di trasporto.

Per uscire di casa bisogna indossare un’armatura metallica possibilmente con elmetto e scudo (la spada la si lascia a casa, perché non vogliamo fare del male a nessuno!).


La nostra corsa ad ostacoli avrà come punto d’arrivo: il nostro beneamato posto di lavoro (per i pochi fortunati che ce l’hanno un lavoro!).  

Esci da casa, hai appena girato l’angolo, ti avvicini alla fermata dell’autobus che brulica già di gente %$#’@3%6%~##… ma quanti sono? 

Vedi un veicolo piu’ alto degli altri, ti stropicci gli occhi e pensi… sara’ un camion! Allora continui a camminare verso la fermata. Non fai in tempo a stropicciarti di nuovo gli occhi che quello che pensavi fosse un camion, ti passa davanti pieno zeppo di gente che s’arrampica gli uni agli altri per non cascare. Il conducente guardandoti con l’aria sorniona, sembra dire: povera illusa…

Quindi cosa fai? Tenti una corsetta disperata, verso le porte del bus. Si ferma al semaforo!

Evvai!! Adesso lo becco!

Bussi alla porta dell’autobus con la faccia supplicante, il conducente non potrebbe non essere meno interessato all’evento. Allora tiri un pugno sul vetro e poi un altro e un altro ancora e cominci ad imprecare: %$#’@3%6%~##


L’autobus riparte e il conducente intanto se la ride sotto i baffi: é una donna! 
… %$#’@3%6%~##

Dopo aver aspettato per altri 10 minuti ed essersi accalcati su un altroautobus, finalmente si parte!

L'atmosfera è questa: tento di respirare mentre la pancia di un donnone mi schiaccia la cassa toracica (ma perché sono cosí alti?!). Un bambino strilla nel passeggino, un altro gioca al Super Mario con la console a tutto volume, mentre la madre urla qualcosa al telefono in una lingua incompresibile. L'autista si destreggia spericolatamente giù per la collina, mentre tutti sbraitano e cascan giù come salami.

Con una mano mi aggrappo a un maniglione, mentre con l'altra mi tengo al cappotto di qualcuno.

Dopo 6 semafori e frenate da rally, si arriva alla stazione della metro…tutti insieme, appassionatamente!



(to be continued...)



VITA METROPOLITANA (Part One)


Vivere in una grande città credo sia stato il mio sogno da bambina, inconsciamente da sempre. 

Da piccola guardando i film girati nelle grandi metropoli, mi fermavo a pensare, con aria sognante, quanto sarebbe stato eccitante trasferirsi in un posto cosí
Novità e posti magnifici da visitare. Musei, piazze, chiese, spettacoli, concerti. 

Musica per le strade, insegne e luci colorate.

Adesso é una realtà che mi accompagna tutti i giorni, nella buona e nella cattiva sorte.

Ci sono tanti aspetti che mi mancano del “vivere in un piccolo paese”, come salutare la gente per strada, fare due chiacchiere col giornalaio o il fruttivendolo. Camminare per marciapiedi che non sono affollati o attraversare la strada senza rischiare di essere spazzata via da un autobus o da un taxi in corsa.

Dove gli autisti suonano il clacson per salutarsi o per festeggiare gli sposi novelli :-)  Si vendono angurie e lumache agli angoli delle strade… la vita é dura, ma sembra essere una festa tutti i giorni.

Un paese, che rispetto ad altri tanto piccolo non é, ma abbastanza da:

  • conoscere un quarto della popolazione (ed esserne in qualche modo imparentati),
  • conoscere almeno di vista un altro quarto della popolazione (salutarla per strada),
  • aver sentito parlare almeno una volta del terzo/quarto di popolazione.
  • …l’ultimo "quarto" saranno bambini (figli di qualcuno che conosco) e anziani (nonni di qualcuno che conosco).

Vivere in una città in cui conosci un numero talmente piccolo di persone, che bastano le dita delle mani per contarle, è un'esperienza nuova e sicuramente una sfida.

Muoversi in una città abitata da 8milioni di persone (esclusi i turisti) é come nuotare a ridosso della barriera corallina tra un banco di pesci e un prato di alghe tentacolari che ti si aggrovigliano su per le gambe.

Sono questi gli aspetti di una città cosi’ grande che mi fanno pensare al passato, a volte rimpiangendo la bella vita di paese che scorre lenta e beata, con una vena malinconica.



(to be continued...)